L'ultimo guerriero retico

Da Trento Wiki.

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da http://www.luganocity.ch/20080528/supra-comun-ad-alpium-radicem-rhaeti-jacent-i-reti-secondo-rosario-fichera.html


Supra Comun ad Alpium radicem Rhaeti jacent. I Reti secondo Rosario Fichera.

L’ultimo guerriero retico di Rosario Fichera (Trento, Saturnia Editrice, 2007) si configura subito come romanzo storico dalla genesi tutt’altro che accidentale. Prima lo studio oculato e attento sulla storia e gli insediamenti delle popolazioni retiche, la visita ai siti archeologici e paleologici delle Alpi, i viaggi nella toponomastica tra realtà e supposizione. Poi la scelta narrativa, a tre anni dalle prime ricerche, consapevolmente maturata dopo le opportune verifiche condotte dall’autore sui testi degli studiosi, concordi con le posizioni di Plinio secondo cui Raeti in multas civitates divisi (I Reti erano divisi in molte popolazioni). In effetti abitavano l’ampia fascia geografica del territorio alpino posto fra il Lago Maggiore e il Piave, e fra il Lago di Costanza e la Bassa Valle dell’Inn. Visualizzando idealmente la cartografia ticinese, i Reti distrussero Como e cacciarono i Lepontii, che secondo Strabone erano insediati nelle valli dell’attuale Ossola e Canton Ticino svizzero: Supra Comum ad Alpium radicem Rhaeti jacent ad orientem verso…alia ex parte Lepontii.

Incrociando le fonti di Plinio e Strabone, alcune delle quali secondo la storiografia moderna risultano opinabili, ne è nata tuttavia una convinzione: nel 15 avanti Cristo, con l’avvento dei Romani, non ci sarebbe stata una vera epurazione delle popolazioni alpine per mano di Druso e Tiberio, i figliastri di Augusto impegnati nella conquista di quelle zone; ma, al contrario, l’integrazione dei Reti con i Romani sarebbe avvenuta pacificamente. Questo è stato il percorso di Rosario Fichera prima della stesura del romanzo, con la fantasia mantenuta fervida grazie allo splendore delle montagne e delle valli dove ha scelto di vivere, e da cui si dice visceralmente attratto. È proprio nelle valli che le contaminazioni tra conquistatori romani e popolazioni retiche ancora oggi si fanno più appariscenti: nel manifesto attaccamento al luogo di origine, nel rispetto incondizionato per la natura e nella spiccia filosofia degli abitanti.

Fichera conosce bene i luoghi di ambientazione del suo romanzo e dispone di informazioni sulla mappatura della presenza dei Reti resa dagli autori citati. In questi luoghi immagina che lo storico romano Ezio Apuleio sia depositario di un antico documento nel quale si narrano le vicende di un uomo etrusco, integrato in una comunità retica con lo status sociale di guerriero. Ma per ragioni misteriose, qualcuno a Roma tende volutamente a celare quello scritto rivelatore che causerebbe uno sconvolgimento epocale nel mondo della conoscenza e di chi la indaga.

Ezio Apuleio – precisa l’autore intervistato dopo un’affollata presentazione del libro – è la figura dello storico che, pur con approssimazione, consente al lettore di tornare al IV secolo avanti Cristo. Incarna la filosofia degli abitanti delle valli aperte e soleggiate, conquistati dai luoghi ampi e spaziosi in cui abitano, così come gli Etruschi erano affascinati dal mare quando era solcato dalle loro navi.

Il romanzo non contiene esiti certi e prevedibili, per cui non si dirà in queste poche righe in che cosa consista il mistero dell’etrusco diventato retico. Avviando i preparativi per le vacanze, ci limiteremo a dire che il libro risulterà tanto più gustoso e coinvolgente se la lettura avverrà nei luoghi un tempo abitati dalle popolazioni retiche.


Rosario Fichera è addetto stampa e operatore tecnico del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico Trentino. Appassionato di montagna e di alpinismo, curatore nel 2003 di una Storia ed itinerari del Soccorso Alpino di Fai della Paganella, ha pubblicato nel 2004 una guida dal titolo La sella del Trentino.

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