Castel Madruzzo
Da Trento Wiki.
Il lungo profilo delle montagne trentine, dal Gruppo di Brenta alla Paganella, al Bondone e più giù fino a lambire il lago di Garda, circonda un paesaggio ampio e misterioso; un paesaggio insolito che pare sempre diverso.
Nella vallata enormi macigni che sembrano rotolati dalle cime spinti da forze sconosciute, obbligano un percorso tortuoso in uno scenario da inferno dantesco. Le pareti di roccia a picco sulla valle, come gigantesche quinte di teatro, nascondono borgate e paesi come Vezzano, Drò, Arco e Riva ed il loro contorno scuro sembra fasciare interamente i pendii mentre l’aria conservare un alone di chiarore anche nell’oscurità.
Su un’altura rocciosa, superato il bosco che ricopre la montagna, appaiono piene di nobiltà ed immobili nel ricordo del tempo, le mura di un antico castello. Un’apparenza strana, come se la montagna crescendo verso l’alto, ad un certo punto si trasformasse in fortezza ed il bosco di querce e lecci tutt’attorno si mettesse a vibrare leggermente.
Salendo una ripida stradina scavata nella roccia che fiancheggia le mura medievali, si raggiunge il castello.
Il suo nome è Madruzzo. Non sono rimaste notizie certe su chi per primo mise mano alla costruzione di quelle mura e della parte più antica del castello che si sviluppa attorno alle due torri.
Forse fu eretto per volere di un antico Signore o per l’esigenza di possedere una residenza sicura e di fortificare un punto strategico di passaggio a nord verso l’Italia.
Viveva però un tempo (intorno al 1100) una famiglia che si chiamava “di Castel Madruzzo” di cui il più antico personaggio portava un nome che esprimeva i valori professati dall’antica cavalleria: “Gumperto” ossia valore regio.
Fu intorno al 1160 che Gumperto di Madruzzo (nel tempo venne chiamato Gumpone) insieme al nipote Boni Insegna, ricevette solennemente dal vescovo dell’epoca, Adelpreto II, l’investitura della fortezza. Un insieme di due torri (oggi meglio conosciute come la torre di Gumpone e la torre di Boninsegna) con a fianco le residenze, il tutto circondato dalle mura costruite sulla roccia.
L’investitura prevedeva che la fortezza rimanesse eternamente aperta al vescovo e alla sua curia, il che può indurre a pensare che i Madruzzo fossero sempre stati devoti alla Chiesa più che all’Impero, ma di questa vera vocazione è difficile essere certi.
La lunga storia della prima dinastia della famiglia Madruzzo (1100 – 1400 circa) è attraversata da una serie di avvenimenti contrastanti: scomuniche, seguite dalla privazione della fortezza oltre ad assedi, espugnazioni, congiure e distruzioni del castello che infatti, solo in quegli anni, pare sia stato ricostruito ben tre volte. segue
(da madruzzo.org)

